E-commerce e digital transformation: è ora

da | Apr 30, 2020 | Copywriting, E-commerce | 0 commenti

Commercianti, titolari di impresa, aziende grandi e piccole: nessuno è stato risparmiato dagli imprevisti generati dalla pandemia da Coronavirus. Tutti, infatti, ci siamo ritrovati a dover riorganizzare il lavoro, se non addirittura rivedere il modello di business. Per alcuni è stato facile, per altri molto meno. Questo accade perché ogni business ha la sua specificità, un contesto in cui si trova, più o meno risorse da investire. Le variabili sono tantissime.
Al di là di queste variabili, siamo portati a pensare che i grandi marchi fossero quelli più pronti a riorganizzarsi, perché già dotati di infrastrutture solide in rete. Non è andata proprio così.
Ho preso in esame un paio di casi in cui essere presenti online o meno è frutto di scelte strategiche e non certo di mancanza di mezzi. Questi due brand hanno attirato la mia attenzione soprattutto dal punto di vista della comunicazione, cioè quello più legato al mio lavoro. Non avere un negozio online mi è parso un problema di reputazione ancor prima che di incassi. Vediamo di chi sto parlando.


Grandi marchi, piccole strategie?

Brand, aziende e professionisti che non hanno presenza sui canali online e di vendita possiamo contarne molti. Ne ho preso in considerazione due, conosciuti e molto strutturati, come spunto per delle riflessioni su cosa comporti oggi non soddisfare i bisogni dei clienti e gestire la propria reputazione.


Flying Tiger

Marchio danese, da qualche anno presente anche in Italia in modo capillare con 129 negozi sul territorio. Un colosso, è il caso di dire. Io sono tra i clienti di Flying Tiger e già da anni mi chiedo perché non abbiano un e-shop. Ho capito che, di certo, si tratta di una strategia: hanno deciso di investire tutto sull’espansione fisica e usano i canali online solo per brand awareness piuttosto che per vendere. Non mi convince granché, ma non siedo nel CdA di Tiger, che avrà di certo le sue buone ragioni (che, per l’appunto, io non so) per non aprire un negozio online. Al di là della mia opinione da addetta ai lavori, non devo essere l’unica a pensare che non avere uno shop online non sia una buona idea. Il brand danese ha continuato, infatti, a comunicare sui suoi canali web e social, presentando prodotti e idee. Ha leggermente adattato la linea editoriale con accenni a cosa fare in casa durante la quarantena, ma alle insistenti richieste di informazioni dei follower e clienti, non risponde e non accenna a possibili novità.



Solo dall’account internazionale su Instagram si legge una risposta che recita più o meno: abbiamo uno shop online attivo solo in Danimarca, a breve aggiornamenti su altri Paesi.



Di fatto, però, tutti gli altri social sui territori non sembrano presidiati e il risultato è che le persone si sentono quasi prese in giro. In effetti, mi dai suggerimenti su come usare i prodotti che vendi (tra l’altro adattissimi a fare cose a casa, quindi ideali in questo periodo) e non me li fai comprare? Non sei tanto gentile, Tiger, lasciatelo dire.
Siamo d’accordo che di certo aprire un e-commerce multi Paese richiede ben più di qualche settimana. Ma, nel mentre, provare a presidiare meglio almeno i canali di comunicazione, in modo adeguato e trasparente, è un buon modo per non perdere la faccia oltre che (molti) incassi.

Primark

Il caso di Primark, marchio inglese low cost e famosissimo in tutta Europa, è ancora più assurdo, secondo me. Anche Primark non ha uno shop online, ma solo punti vendita fisici.
Sul sito troviamo un catalogo dettagliatissimo, tutti i prodotti dall’abbigliamento agli accessori per la casa. Ognuno con la sua scheda prodotto e il suo prezzo e un bottone che ci invita a trovare il negozio più vicino sul territorio, per andare a comprare l’oggetto che vediamo sullo schermo.
Come se fosse predisposto per essere un e-commerce, ma nei fatti non lo è. Perché la struttura è proprio quella di un negozio online!



Una scheda prodotto del sito web di Primark

A differenza di Flying Tiger, Primark presidia i canali su tutti i territori. E diversamente da quello che può farci pensare la struttura del sito, risponde in modo chiaro: non vendiamo online.



Vediamo anche commenti piccati, di clienti seccati dalla strategia di non vendere online del grande marchio inglese.



Commenti piccati alla notizia che Primark non aprirà nessuno shop online

Insomma, se Primark ha una strategia più manifesta e ferma, di certo sta perdendo una buona opportunità di business.


La digital transformation: a che punto siamo


Innanzitutto chiariamo un concetto: trasformazione digitale non significa solo aprire un negozio che venda online o avere un sito e dei canali social. La digital transformation è un processo che coinvolge l’intero sistema azienda e la costringe a ripensarsi, rinnovare i flussi di lavoro, riconvertire risorse interne o assumerne di nuove, rendere efficienti processi cristallizzati, attivare sistemi logistici o rivedere quelli esistenti, comprendere comunicazione e marketing online nell’ordinaria amministrazione e non solo quando abbiamo qualche soldo in più in cassa. Tanta roba, certo, ma tutto fattibile con metodo e pianificazione.
Se sei una piccola o media impresa e pensi che sia tutto molto difficile, ho una notizia per te: in realtà attivare una trasformazione digitale in una realtà più raccolta e snella è più semplice. Ho portato di proposito esempi di due aziende enormi, proprio perché mi pare paradossale che non abbiano ancora avviato una vera e propria trasformazione digitale e anche per mostrarti come, appunto, non sia facilissimo per realtà così strutturate in molti Paesi del mondo.

La trasformazione digitale e le opportunità che puoi cogliere

Essere presenti sui canali digitali con i tuoi prodotti, servizi e con la giusta presenza sulle piattaforme, è un’opportunità che i tempi attuali ci dimostrano che non possiamo più perdere. Anche quando il picco della crisi sarà superato e pian piano riprenderemo una serie di attività, resta fondamentale considerare alcuni aspetti:
  1. Dopo due mesi di lock down, abbiamo assunto nuove abitudini e non sarà facile scardinarle. Una volta che ci abituiamo a fare qualcosa, è più comodo e confortevole per il nostro cervello seguire il sentiero. Ecco perché ognuno di noi, dopo questi mesi forzatamente casalinghi, si comporterà di conseguenza nei suoi consumi.
  2. Anche per ragioni di sicurezza, siamo certi che torneremo subito a fare la stessa vita di prima? Tu te la sentiresti di prendere un aereo pieno tra poche settimane? E andare in un ristorante con i tavoli tutti vicini? Salire su metro e tram all’ora di punta? Fare shopping coi saldi, nei negozi strapieni? Frequentare tutti i luoghi che frequentavi prima, con le stesse modalità?
    Queste sono le domande che si dovrebbe porre chi ha un’attività commerciale o di consulenza, non per disperarsi, ma per capire che opportunità cogliere in questo momento di grande cambiamento.

Certo, non tutti i business possono trasportare le proprie attività sui canali digitali, o almeno non del tutto. Ma anche se hai un ristorante, un locale, un negozio su strada, puoi pensare a una piattaforma che ti permetta di vendere online i tuoi prodotti. Una buona architettura del sito, schede prodotto ben curate, con foto e video dei prodotti e dei testi che diano valore a ciò che fai, che trasmettano la tua essenza e incontrino i bisogni delle persone che li vedono sul tuo sito. La trasformazione digitale è qualcosa che non possiamo più rimandare, perché potrebbe permettere a moltissimi di restare in piedi, con un nuovo modello, più adatto ai tempi e, per questo, perfino più efficiente.
Tu hai già pensato a come potresti affrontare la trasformazione e sfruttare tutto il potenziale dell’e-commerce?
Maria Elena Marras

Maria Elena Marras

Branding & Copywriting

Sono Maria Elena, mi prendo cura del tuo brand con strategia, contenuti e parole.
Con branding e copywriting aiuto le realtà medie, piccole e piccolissime a dichiarare al mondo chi sono, cosa fanno e, soprattutto, come lo fanno.

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