Maria Elena Marras
×

Branding ed e-commerce, tra metodo e creatività (prima parte)

Un tavolo con una tazza di caffè su cui c'è scritto "Begin", cioè "Comincia".

In questo blog post leggerai un bel po’ di considerazioni interessanti che sono emerse nella chiacchierata che io e la mia amica e collega Roberta Tafuri abbiamo fatto sul mio account Instagram. Dopo molti scambi tra di noi, infatti, ci sembrava utile portare le nostre considerazioni in un’arena pubblica per motivi precisi: conoscenza, confronto, divulgazione.
Io, come penso saprai, mi occupo di comunicazione, strategia e scrittura di testi per brand, aziende, professionisti. Roberta, invece, è grafica, designer ed esperta di identità visiva. I nostri lavori sono complementari e spesso ci capita di scambiarci pareri e chiederci aiuto a vicenda su dei progetti. Proprio con questi scambi continui ci siamo accorte che, spesso, molti clienti non hanno chiari alcuni aspetti del nostro lavoro che però sono cruciali. La chiacchierata su Instagram che ora è anche trascritta in questo blog post, fa un punto su una serie di aspetti ed è a beneficio di chiunque voglia affidarsi a figure come le nostre. Insomma, proviamo a spiegare quale sarebbe il modo più proficuo di farlo e di investire, seriamente, sul proprio brand.
Pur restando un discorso che investe le nostre professioni e il lavoro coi clienti in tutto il processo, per un motivo puramente organizzativo, abbiamo individuato 3 aree di discussione: branding, processo creativo ed e-commerce.
Cominciamo!


Se vuoi ascoltare la prima parte della chiacchierata, fai click su Play

Branding: come si crea e si coltiva un brand?

La chiacchierata parte dal branding, che è un po’ come partire dalle basi, cioè da come si crea e si coltiva un brand. Da dove si parte?
Come sottolinea fin dal principio Roberta, chi apre la propria attività pensa subito a trovare un nome originale per ciò che fa, commissionare un logo carino e cominciare a postare sui social. In realtà, il processo parte da prima ed è molto più di questo, perché ci dovrebbe essere tutta una parte iniziale in cui farsi tante domande. Creare un brand significa dar vita a qualcosa che faccia la differenza, che sia memorabile, riconoscibile agli occhi delle persone, che possa comunicare, emozionare, trasmettere i messaggi e i valori coerenti con la filosofia che c’è dietro. Un lavoro di questo tipo permetterà a un brand di essere consapevole: questo è l’elemento che, nel tempo, gli permetterà di essere unico e avere tanto affetto da parte delle persone, quindi potenziali clienti. Ecco perché si parte da domande come chi sono, cosa faccio, perché lo faccio, cosa mi rende speciale e diverso, qual è la mia promessa al cliente, quali benefici porta la mia offerta alle persone, e così via. Si parte, insomma, dalle basi e non c’è nulla di scontato.

Analisi, studio, strategia, progettazione: le fondamenta

Solo dopo un lavoro profondo, si arriva alla parte pratica, in cui si comincia – per esempio, nel caso del concept grafico – a progettare gli elementi del logo, i colori e tutti gli elementi visivi in grado di diffondere la visione, la missione, i valori del brand in modo coerente e concreto.
Dal punto di vista dei testi e della comunicazione verbale vale lo stesso e mi trovo in perfetta sintonia con Roberta, e aggiungo che per me il processo è il medesimo. L’ideale, infatti, sarebbe che l’identità verbale e l’identità visiva di un’attività, nascessero e si sviluppassero insieme, cosa che non sempre accade.
Ecco perché mi soffermo volentieri sul punto toccato da Roberta, cioè farsi tante domande in partenza: il motivo per cui io ho creato un questionario da dare ai clienti in fase di avvio di progetto, è proprio questo. Per progetti complessi arriva fino a circa 80 domande. Comprendo che, all’inizio, possa spaventare, ma è necessario per me avere quelle risposte. Innanzitutto perché tutte le idee vanno esplicitate, non fosse altro che metterle per iscritto spesso ci aiuta a mettere a fuoco meglio ciò che davvero vogliamo portare in ciò che facciamo e per cui ci stiamo mettendo sul mercato.
Non è raro, infatti, che i clienti dicano che tutte queste domande li mettono un po’ in crisi. Ed è un bene! Perché significa che ragionare sulle risposte serve a fare chiarezza e individuare una serie di caratteristiche che possono rendere il brand forte di un’identità solida.
Capire gli obiettivi, trovare il cliente ideale, individuare i punti di forza e tante altre cose, è un processo che può richiedere del tempo e non è detto sia semplice. Ma è bene prendersi il tempo in questa fase iniziale, perché solo questo ci aiuta a partire meglio con la fase progettuale e pratica. Solo se conosciamo il cliente ideale, mission, vision, il lavoro di stesura dei testi per il sito, di blog e social post per la parte di content marketing, di creazione di campagne per i canali offline, ecc. sarà efficace e porterà frutti.

Il tuo cliente ideale ti sceglie per la tua identità verbale e visiva, prima di tutto

L’identità verbale e visiva parlano del tuo brand prima di tutto il resto. Prima del tuo prodotto o servizio, prima di tutto, è il modo in cui ti esprimi che colpisce le persone. La scelta delle aree semantiche da toccare, delle parole chiave da associare al tuo brand e di quelle, invece, da tenere ben lontane perché non fanno parte della tua brand personality. Tutto questo serve per creare un documento strategico, che resta nelle mani del cliente, che è la bussola che orienta ogni azione di comunicazione e anche di marketing.
Come ci ricorda Roberta, in questa fase iniziale c’è l’analisi del target, del mercato di riferimento, c’è ricerca di parole chiave, una serie di ispirazioni, che possono essere riassunte in una moodboard che è la base da cui partire per progettare. Anche questo è uno strumento strategico, seppure più legato all’ispirazione.
Quindi, per tornare al documento strategico di cui sopra, è importante sottolineare come non sia qualcosa di scolpito nella pietra, ma uno strumento che ci aiuta a ricordarci da dove partire, quale sia la nostra identità e come questa possa evolversi nel tempo. In un momento di smarrimento o di cambiamento, avere consapevolezza delle proprie radici è importantissimo, perché orienta e sostiene ogni azione del brand.
Questa è una fase in cui il cliente non vede ancora nulla di tangibile e, forse per questo, non coglie il valore di tutto il lavoro lungo e complesso che c’è dietro un testo o un logo. Ma senza questo processo sarà difficile arrivare al pratico, al tangibile, in modo efficace e soddisfacente.


Foto di @Lum3n via Unsplash

Il processo creativo non è (solo) ispirazione

Tutto ciò che abbiamo detto fino a qui, ci porta a un altro argomento specifico: l’importanza del processo creativo. Perché sì, gli argomenti sviscerati finora sono una parte indispensabile del processo creativo. Perché specifico questo? Perché ai copy, così come ai visual designer, spesso viene chiesto: “mi fai vedere una prova?”.
Ebbene, cari clienti, sappiate che per produrre la prova che possa convincervi a sceglierci, perché coerente con i vostri desiderata, bisogna fare tutto il lavoro che dicevamo nel paragrafo precedente! Cioè quello di analisi, ricerca, ispirazione, strategia, progettazione che è un buon 70% del lavoro complessivo. Più un 20% di implementazione, cioè messa a terra con la pratica (testi, grafiche, ecc.). E lascio fuori il 10% che sarebbe di eventuale correzione. Quindi in pratica, un 90% del lavoro.
Ci sono ulteriori aspetti da approfondire sul processo creativo e su cosa, in pratica, significa. L’argomento è succulento e merita un approfondimento, perciò ho deciso di rimandare alla prossima puntata, cioè al prossimo blog post, dove gli daremo lo spazio che merita.

Le creative del processo creativo

Intanto che aspetti la seconda parte della nostra chiacchierata, puoi sapere qualcosa in più su di me con un salto sulla mia pagina about; mentre, per conoscere meglio Roberta e il suo lavoro, questo è il suo sito web e il suo accounto Instagram
Ti aspettiamo nel prossimo blog post!